edgar allan poe

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Storyboard Text

  • La ricompensa
  • (2) Certo, Monsieur G. Ecco a voi la lettera che cercate. Prima però, datemi quell'assegno.
  • .
  • (1) Nella casa ci siamo tornati, ma ancora niente. Io sono disposto a darvi parte della ricompensa se voi mi aiutate.
  • La spiegazione di Dupin
  • che occupano la mappa in tutta la sua larghezza. Il ministro aveva compreso che la polizia avrebbe trascurato ciò che sembrava essere di scarso interesse, e io l'ho capito. Per prima cosa, infatti, bisogna sempre capire il tipo di pensiero di una persona, per poterne individuare le mosse. Funziona così anche in certi giochi da bambini. Il ministro D è un poeta e un matematico e la capacità di capire che la lettera, esposta, sarebbe stata più al sicuro che in un nascondiglio, gli deriva dalla prima delle due qualità: la convinzione generale è differente, ma si sottovaluta che la realtà matematica spesso è ben diversa da quella quotidiana.
  • (2) Amico mio, tante volte qualcosa è proprio davanti ai nostri occhi ma non riusciamo a vederla perché troppo palese e ricerche accurate e approfondite, in casi come questo,
  • possono solo portarci fuori strada. Se, per esempio, chiedi a qualcuno di trovare su una mappa un no- me scritto in piccolo, questo sarà più facile da scovare rispetto a uno di quelli grandi,
  • (1) Come avete trovato la lettera? Gli uomini di G avevano già passato in rassegna ogni luogo là dentro e voi ve la siete procurata con tanta facilità!
  • La visita alla casa del ministro
  • Sono d'accordo! Che mi dite invece di...
  • Il ministro era in casa quando andai da lui. Avevo messo degli occhiali verdi e, visto che egli ama lamentarsi, cominciai anche io a parlare di questo fastidioso nuovo disturbo alla vista. In realtà ci vedevo benissimo.
  • Ditemi, signor Dupin, se da fastidio anche a voi quando...
  • .
  • D
  • Il poliziotto, alle parole di Dupin se n'era andato sconsolato. Dopo non molto tempo era tornato dai due amici, disperato. Dupin dice che nulla viene detto o fatto in cambio di nulla. Così il ministro gli promette parte della ricompensa che riceverà se troverà la lettera. Quando G firma l'assegno, Dupin tira fuori da un cassetto la lettera tanto cercata. G è senza parole e, incredulo, se ne va.
  • La tabacchiera "dimenticata"
  • (1) Perdonatemi, ministro, credo di aver dimenticato qui la mia tabacchiera. Potrei entrare a riprenderla?
  • All'amico, Dupin spiega che ha saputo guardare nella casa in modo più astuto della polizia, la quale aveva trascurato la possibilità che la lettera fosse in bella vista, sebbene avesse utilizzato metodi talmente accurati che, se fosse stata nascosta nel loro raggio di ricerca, l'avrebbero certamente scovata. Un mattino, poco dopo la prima visita di G, infatti, aveva fatto una visita al ministro.
  • Dupin prende la lettera
  • (1) Aspettatemi. Vado un attimo alla finestra a vedere che cosa succede.
  • Devo sbrigarmi...
  • .
  • Dupin si era recato a casa di D, fingendo di esservi capitato per caso. Il ministro, annoiato, intrattenne una lunga conversazione con Dupin. Egli, intanto, si guardava attorno. Guardò prima un tavolo con varie carte sparpagliate ma, dopo un lungo esame, capì che la lettera non era lì. Poi, vide, in un portacarte, una lettera sgualcita, con una piega nel mezzo come se la si fosse voluta strappare.
  • L'altra lettera
  • (2) Sarebbe stato troppo rischioso: se ne sarebbe potuto accor- gere subito e, nonostante ciò che dice G sui servi del ministro, io so che gli sono devotissimi. Se l'avessi fatto, proba- bilmente non sarei uscito vivo da quella casa.
  • Dev'essere quella la lettera che cerco: è esattamente l'opposto di quella che ci è stata descritta!
  • (4) Certo che dentro ho lasciato qualcosa: fare il contrario sarebbe sembrato estremamente scortese. No, ho preferito lasciargli, per così dire, un pensierino di cui non si scorderà. Sapete, una volta, a Vienna, mi giocò un brutto scherzo e io giurai di fargliela pagare. Che altro dire, se non che lui conosce la mia scrittura?
  • (1) Incredibile! Ma non sareb- be stato più semplice pren- dere fin da su- bito la lettera e andarvene, senza sostituirla?
  • Dupin, avendo scovato la lettera, torna dal ministro per portarla via. L'aveva identificata in quanto, tranne per le dimensioni, era l'opposto di quella descritta da G: questa aveva un grosso sigillo nero con la lettera D e la calligrafia dell'indirizzo era quella di una mano delicata. Dupin dice di essere tornato a prendere la tabacchiera d'oro che il giorno prima, in realtà, aveva lasciato lì volontariamente.
  • Tornai da D e ripresi la conversazione del giorno precedente. Avevo un piano per poter prendere la lettera e tutto andò secondo le mie previsioni.
  • (2) Naturalmente. Sapete, ho ripensato alla nostra conversazione di ieri e credo proprio che...
  • Ad un tratto, nel bel mezzo della conversazione, si sente un rumore che assomiglia a uno sparo provenire dall'esterno della casa. Seguono urla ed esclamazioni della gente impaurita. Il ministro si affaccia alla finestra e Dupin sostituisce la lettera con una copia da lui creata. I rumori nella strada erano stati causati da un uomo che aveva estratto un fucile davanti a donne e bambini.
  • Ma che cos'è questo rumore? Che cosa succede?
  • Dopo aver scambiato la lettera con una uguale nell'aspetto inferiore, mi affrettai a raggiungere D alla finestra.
  • (2) Vi raggiungo subito.
  • D
  • D
  • Era stato Dupin, che dopo poco si era congedato da D, a pagare l'uomo con il fucile, il quale non fu arrestato dato che in realtà l'arma era innocua. Se D si fosse accorto del "furto" mentre Dupin era lì, sarebbe stato capace di tutto. Comunque, in ricordo di una passata esperienza comune in Austria, Dupin lascia al ministro una citazione dell'Atrée di Crebillon.
  • Un dessein si funeste S'il n'est digne d'Atrèe, est digne de Thyeste.
  • (3) Certo. Ora, però, toglie- temi una curiosità: la busta che avete lasciato è vuota, con- tiene un foglio bianco, oppure dentro c'è qualcos'altro?
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